martedì 17 gennaio 2012

Recensione: Alice nel paese della vaporità

Alla fine ce l’ho inaspettatamente fatta e posso recensire Alice nel paese della vaporità. Incredibile. (Non so se “vaporità” nel titolo va in maiuscolo, all’interno del libro mi pare sia maiuscolo, ma sulla copertina è minuscolo. Non ho trovato il titolo originale, quindi lo scriverò minuscolo).

Alice nel paese della vaporità

 

 

Titolo: Alice nel paese della vaporità

Autore: Francesco Dimitri

Editore: Salani Editore

Prezzo: 16,80 euro (cartaceo), 11,99 euro (ebook) (e non 12 euro, proprio 11 e 99)

  

 

 

Trama

Ben, un editore, riceve via mail l’inizio di un manoscritto da rivedere. Il libro parla di Alice, un’antropologa, che vive in una Londra vittoriana mai esistita, unico luogo in cui la Vaporità non ha preso il sopravvento. La Vaporità, infatti, prodotto di scarto di alcune macchine, ha invaso – per quanto ne sappiamo – l’intero Regno Unito e i londinesi stanno ben attenti a non venirne a contatto, a causa delle allucinazioni e alle mutazioni genetiche che il gas comporta. Alice, però, annoiata a morte dalla sua vita, decide di uscire dai sicuri confini di Londra e gettarsi a capo fitto nello studio delle civiltà che abitano la Steamland, perfettamente abituate agli effetti della Vaporità.

Preambolo

Questo è il primo libro di Dimitri che ho letto. Ho seguito molto il suo blog e il suo tono mi ha sempre divertito; Gamberetta aveva recensito Pan e ne aveva cantato le lodi; io stesso non vedevo l’ora di leggerne qualcosa. Alice mi è capitato per le mani in una libreria che faceva lauti sconti e alla fine l’ho acquistato per dieci euro. Ora, prendendo per assioma il fatto che per leggere gli ultimi libri di Licia Troisi dovrebbe essere lei stessa a pagare il lettore, Alice non è che poi li vale tutti tutti i dieci euro.

Ho letto la recensione di Gamberetta e penso che sia stata fin troppo sferzante (le sue recensioni, ultimamente si fanno sempre più pesanti, dettagliate e saccenti), ma non ha tutti i torti (anche se poteva evitare lo squartamento della scena nell’ultima parte, quello è stato davvero troppo). Inizio a pensare che Gamberetta abbia letto davvero troppi manuali. Sebbene abbia cercato di “giustificare” in tutti i modi quello spappolamento, io non l’ho nemmeno letto. Davvero troppo. (Però l’immagine del coniglietto – che non era Grumo – era proprio bella).

Presentazione

La presentazione di Alice nel paese della vaporità è qualcosa di incredibile, la copertina, le citazioni e tutto il resto ti urlano “Compra questo libro, idiota!!”. Questo romanzo promette fiumi di latte e miele nel paradiso della letteratura senza che si scada nel buonismo o nel moralismo. E poi scopre che è tutto fumo… tutto vapore, va’. Perché la presentazione supera il semplice reboot scadente in versione mezzo-steampunk di Alice nel paese delle meraviglie, ma il romanzo no – per niente.

È come un regalo incartato con la più bella carta da regalo con coniglietti stilizzati che abbiate mai visto e i fiocchetti più luccicanti e vaporosi di tutti i tempi, ma che dentro ha solo un gran pezzo di carne di maiale cruda e avariata. Tuttavia, guardando il lato positivo, alla fine quelle carta la potete esporre e far vedere agli altri, come con Alice. Nella libreria, con il suo bel formato e splendida copertina, farà un figurone.

Come cioccolato e maionese

Giuro che l’inizio è davvero stupefacente: assuefatti dall’avere tra le mani tale meraviglia, non potete fare a meno di pensare che dentro sarà ancora meglio. E allora si inizia, con una prima scena che io avrei decisamente omesso (quasi riprende il prologo alla Troisi!, vedi qui nel paragrafo “Prologo ed inciting incident”) ma che è comunque comprensibile. Quando inizia la vera storia, con Alice che si butta nella Steamland, ero proprio soddisfatto di Dimitri. Il suo stile strambo e monco ben si adattava alla Steamland, che si presentava con altrettante bizzarrie. Non troppo originali, ma pur sempre bizzarrie.

Senza alcun amore per la protagonista, ci si introduce in questa inquietante e sudicia realtà, che regge proprio bene, a primo acchito. La trama ci sta tutta, insieme all’autocitazione di Pan e il Brucaliffo in versione truculenta. Poi, con i vampiri, arriva il terremoto.

La seconda parte del libro, permettetemi di fare questo paragone, mischia le cose più disparate, nel modo più brutto possibile, come spalmare la maionese sulla cioccolata. Magari la maionese è buona, e anche la cioccolata, è che NON possono stare insieme. L’arrivo e l’esistenza nella Steamland di un monaco-guerriero-scimmia con una spada magica non ci sta. Non mi è piaciuto né il personaggio, né l’intero contesto che ha infettato con il suo essere lì.

Sensi, visioni, allucinazioni e coerenza (una punta di spoiler, da qui in giù!)

Come avevamo già detto, la Vaporità comporta delle allucinazioni; unica sostanza che permette ad Alice di non subirle è la Zavorra, un inibitore sensoriale, o qualcosa del genere. A metà libro, però le viene sottratta. Tutti i sensi quindi si dovrebbero mescolare insieme, le percezioni dovrebbero aumentare, i sensi confondersi, e altre cose non esprimibili nella nostra realtà oggettiva. Il concetto oltre a sembrarmi originale, mi era sembrato un gran punto positivo per Dimitri.

Se Dimitri avesse mantenuto questo punto di vista SEMPRE.

E invece no, a parte le scene in cui Alice entra in contatto con la Vaporità e deve imparare a capirci qualcosa, le scene vengono mostrate seguendo la nostra realtà oggettiva. Io capisco che sarebbe potuto essere molto complicato parlare in questi termini, ma se un’idea vuoi proporla la devi portare fino in fondo. E invece no, solo in qualche descrizione Dimitri ci ricorda che le percezioni si scambiano e si confondono. Per il resto, Zavorra o non Zavorra, sempre la stessa realtà.

Stile

Dimitri ha uno stile sghembo, monco, scarno all’inimmaginabile, zoppicante. E mi è piaciuto proprio tanto. Soprattutto per la prima parte del libro il suo stile ti porta più avanti, sempre di più, ti confonde, ti fa inciampare e ti fa ridere. Senza trascurare di mostrare e descrivere, il suo stile diverte. Più avanti si va, però, più vengono trascurate le descrizioni, tutto accade velocemente, senza il tempo di metabolizzare e anche la scorrevolezza ne risente molto.

Conclusioni

I personaggi non sono questo granché e il finale è prevedibile – e io non colgo MAI i finali in anticipo – da cinquanta pagine prima della fine. Ho finito il libro e non ho provato nessun’emozione. Né verso Alice, né verso il suo mondo o chissà che altro. Però, alla fine, non era tanto tanto male. Voglio dire, non ho avuto voglia di buttarlo nel gabinetto o cose del genere. Quindi io lo consiglierei, ma solo a chi non è solito abbandonare facilmente i libri e a chi a un po’ di tempo per leggerlo d’un fiato. Fermarsi significherebbe non leggerlo più, credo.

Alla fine è stata una guerra interiore. Perché si meriterebbe due stelle e mezzo, ma aNobii non ha mezze stelle.

Di conseguenza tre stelle risicate vanno più che bene.

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