Non ricordo esattamente dove (probabilmente su laLettura), avevo letto un articolo che riguardava la censura del web, soprattutto nei paesi asiatici. Questo l’avevo letto qualche settimana fa e non ci avevo poi fatto così tanto caso, se non che adesso si è rivelato premonitore. Con la chiusura di Megavideo, una specie di baraonda digitale è dilagata ovunque e al giorno d’oggi si rivela essere quasi un assalto ai forni manzoniano, se non di più.
Personalmente, non so ancora quali implicazioni personali possano abbattersi su di me, fatto sta che questa totale confusione digitale non l’avevo mai vista e oggi ne ho tastato con mano gli effetti.
Tutto è successo perché è iniziata la sesta stagione di Skins. Da questo evento partirà ogni conclusione.
Punto uno. Per trovarla c’ho messo mezz’ora, che tradotto significa una vita: fino alla quinta stagione mi era bastato andare su youtube, e guardarli in HD, con tanto di sottotitoli in inglese. Tipo suite super-lusso a costo zero. Oggi, invece, dopo aver cercato strenuamente per trenta minuti e aver fatto circa una decina di buchi nell’acqua (con youtube che eliminava ogni video e canale che pubblicava l’episodio), l’ho trovato senza sottotitoli. Non è fottutamente credibile.
Punto due. Il pensiero direttamente conseguente a “me che voglio guardare Skins adesso, senza pagare, in HD, con i sottotitoli” è “è giusto?”. Ammetto di non saper dare una risposta a questo, perché, in fondo, c’è chi dietro la serie ci ha lavorato e non è giusto scroccare la visione a costo zero. È che, fino ad ora, il problema streaming non me lo ero proprio posto: io potevo guardare quello che volevo, quando volevo, che non è poi così giusto.
Tuttavia, il percorso “giusto e corretto” sarebbe infinito, costoso e stancante. Visto il fatto che Skins non viene mandato in onda in Italia (per lo meno non periodicamente), dovrei comprare il cofanetto dei DVD quando è prevista la sua uscita. Di conseguenza spendere tanti soldi, ammazzarmi di fatica per trovarlo e aspettare la sua uscita. Infinito. Mi dispiace, quindi, ammettere che guardare così le serie televisive diventa più una necessità, che uno scrocco. Io sono contro la pirateria, ma quando una serie televisiva non è mandata in onda, o guardare un film al cinema diventa un lusso per pochi ricconi, allora questa diventa una necessità, un ribellarsi a chi non permette che la cultura venga veicolata egualmente.
Spero quindi che questa storia dell’accalappiamento di internet finisca presto. I tentativi che si stanno compiendo sono deleteri, inutili e temporanei. Fra due settimane al massimo uno dei milioni di siti filesharing e streaming prenderanno il posto di Megavideo, senza mezzi termini. Internet è ormai al limite del toccabile. Che è una cosa sia negativa che positiva. Lo sciopero del 23 gennaio di Google, Facebook e Twitter (confermato o no?) ne è la conferma. Internet si è ormai così insinuato nella nostra società che creare un black-out, seppure di un giorno, significa una protesta riuscita.
Oggi ognuno di noi ha una voce, può parlare a tutto il mondo e può comunicare con chi vuole, al diavolo le barriere spazio-temporali. Il fatto stesso che io dica queste cose in un post è la rivendicazione di una specie di “diritto digitale”. E io guardo ad Internet, ormai, come ad una specie di focolaio di ribelli (e non nell’accezione negativa), per giunta intoccabili.
Che il web sia il nostro rifugio è ormai innegabile e, forse, è anche un bene.
Foto di e2ntity
Non so nemmeno io come reagire a questa vicenda. E' chiaro che megavideo era il migliore sito di streaming, e megaupload uno dei migliori per scaricare file vari. Ma forse è giusto così. Però, metti che uno voglia vedere un anime che non è uscito in Italia, e probabilmente non uscirà mai, allora lo streaming non è una brutta cosa...
RispondiEliminaEsattamente. Ma a riprova di quello che ho detto, sto già rivedendo Skins. Che chiudano quello che vogliono, non riusciranno ad arginare lo streaming.
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